la-samaritana acqua viva di vita eterna

ACQUA VIVA DI VITA ETERNA

Gesù le rispose:
«Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti chiede “Dammi da bere”, tu stessa gliel’avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva».
“Gli disse la donna:
«Signore, tu non hai nulla per attingere e il pozzo è profondo. Dove la prendi tu l’acqua viva? Saresti più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ci beveva lui, i suoi figli e le sue greggi?».
Le rispose Gesù:
«Chiunque beve di quest’acqua avrà ancora sete;
ma chi berrà l’acqua che io gli darò non avrà più sete in eterno.
L’acqua che io gli darò diverrà in lui sorgente d’acqua zampillante nella vita eterna».
Gli disse la donna: «Signore, dammi di quest’acqua, così che io non abbia più sete e non venga qui ad attingere». Gesù le disse: «Va’ a chiamare tuo marito e torna qui». La donna rispose: «Non ho marito». Gesù riprese: «Hai detto bene: “Non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai adesso non è tuo marito: in questo dici la verità». Gli disse la donna: «Signore, vedo che sei profeta…».
(Gv 4, 10-19)

«L’acqua che io gli darò diverrà in lui sorgente d’acqua zampillante nella vita eterna.» All’acqua trovata da Giacobbe nel sottosuolo della Palestina, si erano abbeverati non soltanto gli uomini, ma anche il bestiame, i suoi figli e le sue greggi. Invece l’acqua che darà Gesù, è un’acqua spirituale, è lo Spirito Santo.

L’acqua che scaturisce dalla terra disseta temporaneamente (per un certo tempo), invece l’acqua che promette Gesù placa la sete in eterno, per sempre.
E Gesù ne spiega subito la ragione; perché diventa, in chi beve, una sorgente di acqua zampillante, cioè si rinnova senza fine.

Per l’eternità, in tutta l’eternità, scaturirà, proromperà nell’uomo una sorgente inesauribile di vita il cui slancio non si limita alla terra. Gesù prospetta sempre delle realtà superiori.

L’acqua viva (acqua viva indica acqua di sorgente) è il simbolo della vita. In tutto l’Oriente il simbolo della vita è l’acqua. Dove non c’è acqua c’è morte.

Nell’Antico Testamento il termine «acqua viva» è applicato a Dio stesso, chiamato «sorgente di acqua viva».

Nel giudaismo il pozzo era simbolo della Legge, della Parola di Dio. L’acqua viva promessa da Gesù indica, probabilmente, la sua Parola che fa tutt’uno con la sua Persona.

Ecco il dono di Dio che la samaritana non comprende: quest’acqua diventerà in chi la beve (cioè in colui che la riceve con fede, che accoglie la Parola del Signore con fede, con animo aperto) una sorgente inesauribile di vita.

Al cap. VII del Vangelo di san Giovanni, Gesù invita tutti gli uomini a dissetarsi ai fiumi, ai torrenti scroscianti di acqua viva che scaturiscono dal suo intimo. Ciò avverrà nel suo Cuore trafitto in croce.

La samaritana non comprende questo; si limita ad un interesse materiale: «Dammi di quest’acqua, così che io non abbia più sete e non venga qui ad attingere».
Perché non comprende?

Gesù dà subito la ragione: «Va’ a chiamare tuo marito…»… rispose: «Non ho marito». «Hai detto bene… Infatti hai avuto cinque mariti…».

Ciò che le impedisce di capire e l’ostacola, è appunto questa vita dissoluta, il vizio.

Bisogna ritornare a uno spirito limpido, alla purezza. «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio»(Mt 5,8).

La castità

Nei «Dialoghi con Paolo VI» di Jean Guitton, l’accademico di Francia, ci sono alcune battute che spiegano magnificamente, che delucidano proprio questo brano del Vangelo.

Paolo VI parla a un certo momento dell’amore, della castità e dice: «Quanto alla castità, allo spirito di castità, bisognerebbe far intendere al mondo che non è un’energia accessoria, marginale, necessaria unicamente a certi stati di perfezione e di cui la gran maggioranza può fare a meno. L’auto-dominio, questo controllo, questo spirito di castità, non è la specialità di quelli che si consacrano al Signore».

«Penso — aggiunge Paolo VI — che la castità permetta di realizzare ciò a cui i moderni tengono molto, cioè la disponibilità, l’autonomia, la libertà.

Non dobbiamo aver paura di dire quello che molti pensano e non hanno il coraggio di dire: cioè che senza castità, non esiste vera libertà.

Inoltre, la castità è strettamente congiunta alla fede e all’amore.

Quando la castità diminuisce, si riduce anche la capacità di assimilare la Parola di Dio. (È il caso della samaritana. Perché non capisce?). Si riduce il desiderio della vita eterna, non si pensa più all’aldilà. Si riduce la sete di un colloquio con Dio.

Tutto lo spirito delle Beatitudini potrebbe riassumersi nella beatitudine che dice: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5,8)».

Vedranno Dio anche negli altri, perché la castità, la purezza, è capacità di amare. I cuori puri vedono Dio. Vedono Dio nel prossimo. Quelli che amano di più, più intensamente, sono i cuori puri. È verissimo, la castità è luce.

Ecco spiegato perché la samaritana non capiva quello che Gesù le diceva.

La donna

Il Papa Paolo VI, a proposito della donna, ha delle parole stupende. Dice: «La Chiesa è fiera di aver magnificato e liberato la donna; di aver fatto risplendere nel corso dei secoli, nella diversità delle nature la sua uguaglianza con l’uomo.

È venuta l’ora in cui la vocazione della donna si compie pienamente, in cui essa acquista nella società un’influenza, un prestigio, un potere mai raggiunti finora.

In questo momento di mutazione profonda del mondo, le donne impregnate dallo spirito evangelico (del Vangelo) possono fare tanto, ne sono sicuro, per aiutare l’umanità a non essere disumana, a non essere crudele. Tanto più che la donna è religiosa per natura.

Nella donna l’amore è amore incarnato. L’ho visto durante il Concilio. Là dove i teologi molto sapienti erano imbarazzati, le donne andavano al fondo del problema come già le due Terese: Teresa d’Avila e Teresa di Lisieux. Pensavano, pregavano, digiunavano.

Certamente soffrivano perché la sofferenza è il loro modo di agire e di vincere».

La Madre di Gesù

Poi Paolo VI parla di quella Donna per eccellenza, la più sublime, la più autenticamente donna, perché la più santa: Maria. Dice: «Maria, la Madre di Gesù, è un modello, è uno specchio che riflette le invisibili perfezioni di Dio.

In Lei possiamo vedere l’esempio più alto, più completo, più splendido, che abbia offerto una creatura a Dio. A questa sorgente ci dobbiamo purificare. (Ecco la devozione alla Madonna soprattutto con l’imitazione delle sue virtù e la preghiera da Lei insistentemente raccomandata del Rosario).

Ecco perché quando il mondo si precipita nell’assurdo e nella disperazione e forse anche nella rovina, la Chiesa torna a presentare, luminosa nello splendore celeste, la Vergine Maria.

All’ispessirsi delle tenebre, Maria risponde con la sua luce abbagliante. È vestita di sole, è tutta luce.

Allo scoraggiamento più desolato, Maria risponde con la più inebriante consolazione. È un dramma spirituale».

Tutti sognano una super-esistenza

Diceva al Papa Paolo VI l’accademico di Francia: (…)  Tutti noi pensiamo e sogniamo una super-esistenza, una super-umanità, un Regno di Dio, un Regno dei Santi, una creazione nuova e spirituale in cui tutto ciò che sulla terra è mortale, materiale, sarà super-elevato, trasfigurato, ma non distrutto; «assorbito dalla vita» (2 Cor 5,4b), per adottare la superba definizione di san Paolo.

Questo noi speriamo: esistere ancora, ma in un modo più alto e più puro; essere ciò che siamo, sì, ma in Dio, che sarà tutto in tutti.

Il termine «sublimazione» contaminato da Freud esprime proprio questa esigenza.