volete-andarvene di fronte alla scelta

DI FRONTE ALLA SCELTA

 

Disse allora Gesù ai Dodici:
«Volete andarvene anche voi?».
Gli rispose Pietro: «Signore, da chi andremo?
Tu solo hai parole di Vita eterna.
Noi crediamo e sappiamo che tu sei il Santo di Dio». Rispose loro Gesù:
«Non vi ho scelto io, voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un demonio».
 Egli parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota; lui, infatti, l’avrebbe tradito, uno dei Dodici!
(Gv 6, 67-71)

La scena è drammatica. C’era stata immediatamente prima la defezione di molti discepoli che vivevano con Gesù. Aveva defezionato la folla, che se n’era andata via sconcertata.
Adesso Gesù pone la questione di fiducia al gruppo ristrettissimo dei suoi prescelti, dei suoi prediletti, i Dodici.
Disse Gesù ai Dodici: « Volete andarvene anche voi?».
Arriva il momento in cui nella nostra vita bisogna prendere posizione di fronte a Gesù.
Tutto il capitolo sesto prende l’avvio dalla moltiplicazione dei pani. Gesù è al centro. Lui è tutto. Attorno a Lui ruotano come satelliti: Filippo, Andrea, Simon Pietro, gli stessi Apostoli di cui parla Giovanni all’inizio del Vangelo quando racconta la loro vocazione.
Erano stati chiamati come in un’aura di primavera festosa. Erano felici, avevano lo slancio, l’entusiasmo. Dicevano: «Abbiamo trovato il Messia» (Gv 1,41). Adesso questi stessi Apostoli sono di fronte a una decisione, a una scelta: «Volete andarvene anche voi?».
Gesù aveva parlato del Pane di Vita. È Lui che nutre. Le sue Parole nutrono. Gesù ci chiede di nutrirci di Lui, nelle sue Parole e nel Sacramento Eucaristico. Ciò spiega l’insistenza del Santo Padre e della Chiesa di nutrirci della Parola di Vita, del Vangelo, di nutrircene abbondantemente.

«Tu solo hai parole di vita eterna».

Nelle Parole di Gesù s’impara l’ottimismo; s’impara ad aver fiducia, perché il chicco di grano, per quanto piccolissimo, matura e diventa una spiga e produce il cento per uno. Una messe stupefacente, nonostante tutti gli insuccessi.
Il Regno di Dio esploderà alla fine in una maniera splendida. Noi lo stiamo preparando, l’abbiamo iniziato, siamo già negli ultimi tempi.
«Alzate gli occhi e contemplate — dice Gesù — i campi biondeggiano per la mietitura» (Gv 4,35).

«Noi sappiamo che tu sei il Santo di Dio».

Ecco la professione di Pietro: «Tu sei il Santo di Dio» è un’espressione biblica che equivale a «Dio santissimo, tre volte Santo».
L’ebraico non ha il superlativo e usa raddoppiare l’aggettivo, come fanno i bambini: buono, buono, per dire ottimo. Ma quando parla di Dio usa triplicare l’aggettivo: «santo, santo, santo» oppure «il Santo di Dio ».
Gesù è la persona più affascinante. L’avventura più bella è incontrare Lui. Quando lo si è incontrato tutto cambia; la vita acquista una sinfonia di musica che non avremmo mai sospettato, diventa gioiosamente bella; la gioia pervade tutti i tessuti della nostra giornata, tutte le nostre azioni, i nostri pensieri. Noi siamo come tuffati nella gioia una volta che si è incontrato Lui. La vita di ogni giorno diventa una tensione di gioia nell’attesa del Signore che verrà.
San Paolo scrive ai Romani: «Siate lieti nella speranza» (Rm 12,12). La speranza è l’attesa gioiosa del Signore. Abbiate la gioia, attendendo giorno per giorno il Signore che viene, che viene presto. La nostra vita è brevissima, è una preparazione all’incontro definitivo con Lui. Occorre credere!

Rispose loro Gesù: «Non vi ho scelto io, voi, i Dodici?»

Mistero dell’elezione divina. Scelta d’amore sconfinato.
«Vi ho scelto», cioè vi ho prelevato in mezzo al mondo, in mezzo al gruppo, in mezzo agli altri. Vi ho prescelti, chiamati all’amore più intimo, più vicino. Un amore divino! Qualche cosa che dà ebbrezza, dà vertigine.

«Eppure uno di voi è un demonio»

C’era uno che non credeva. Giuda è l’antitesi di Pietro. Non crede. Eppure è stato prescelto. Gesù, dopo una notte di preghiera, l’aveva scelto con gli altri undici. Era stato un chiamato. Ma adesso chiude il suo cuore, non crede; scende nell’abisso del tradimento, è un demonio: «Uno dei Dodici!».
Tutto il capitolo sesto fa capire che l’uomo è avido di vivere e che fatica duramente per la propria esistenza quotidiana. Gesù gli si rivela come il cibo che sazia per sempre la sua fame, che dà la sola vita sulla quale la morte non ha presa, che nutre tutto l’essere umano, che lo innalza fino alla comunione divina, alla partecipazione, all’unione più intima con Dio. Depone nel corpo dell’uomo il germe della risurrezione; lo divinizza: «Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Questo corpo che adesso si disfa sotto il martellamento e i colpi della malattia, del tempo, del dolore, di tutto; che si riduce in polvere, sarà divinizzato, sarà reso una cosa splendente. Non le possiamo nemmeno immaginare queste cose immensamente belle: tutto il nostro essere sarà divinizzato.
Gesù ci offre il Pane di Vita; lo offre a tutti! Gesù ci chiede di nutrirci di Lui, di nutrirci delle Parole di Vita eterna, di nutrirci di Lui che è cibo nell’Eucaristia.
Occorre portare all’Eucaristia: è l’educazione più splendida, nutrire le anime, specialmente quelle giovanili, del Pane stesso di Vita.