12 agosto2018-07-30T18:04:14+00:00

12 agosto

Domenica XIX – Tempo Ordinario

anno B

 

prima lettura 

1 Re 19, 4-8
Dal primo libro dei Re
In quei giorni, Elìa s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto la ginestra.
Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò.
Tornò per la seconda volta l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino».
Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.
Parola di Dio.

 

commento

★   Dopo essersi seduto, Elìa si sdraia e si addormenta. Inerme e indebolito, prostrato nel deserto, Elìa appare chiaramente come un condannato a morte.
★ Tema dello scoraggiamento, tentazione classica del profeta (Gn 21,14-21; Gio 4,3-8; Nm 11,15; Ger 15,10-11; Mt 26,36-46). Eppure Elìa ha riportato una grande vittoria al Carmelo (1Re 18), ma la regina Gezabele non ha voluto capire nulla: ha provocato una levata di scudi contro il profeta, e il popolo, meravigliato per un istante del prodigio del Carmelo, si è poi schierato servilmente dalla parte del potere. Elìa si ritrova solo, come più tardi Cristo; non gli rimane che rimettersi a Dio.
★ Ma Dio fa segno al profeta per trarlo dalla disperazione; non abbandona il suo eletto, così come non abbandonerà il suo Cristo (Lc 22,43). Un pane e un’acqua miracolosi ricordano a Elìa la manna del deserto e l’acqua della roccia (Es 16,1-35; 17,1-7). Così, il memoriale della Pasqua del popolo è il mezzo più sicuro per curare lo scoraggiamento.
★ A questa situazione si addice solo la quiete e il silenzio (cfr Is 30,15), poiché il profeta si trova di fronte al mistero insondabile di Dio.

seconda lettura

Ef 4, 30 – 5, 2
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Fratelli, non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste segnati per il giorno della redenzione.
Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo.
Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore.
Parola di Dio.
 

commento

★  San Paolo stabilisce un contrasto tra il sigillo dello Spirito e i peccati della lingua: già in Ef 1,13 aveva associato il segno dello Spirito all’accoglimento della Parola di verità e del Vangelo della salvezza. Lo Spirito salva l’uomo a cominciare dalla sua adesione di fede alla parola di Dio: come potrebbe un cristiano pronunciare ancora delle parole di menzogna o di malizia, dal momento che ha inteso la parola di verità ricevuta nello Spirito?
★ I cristiani si manifestino per quello che sono con la bontà e con la comprensione e soprattutto con il perdono.
★ San Paolo si ferma in particolare sul dovere del perdono reciproco, per invitare i suoi corrispondenti a essere imitatori di Dio e di Cristo. Occorre dare pubblica testimonianza del perdono di cui si è beneficiato (cfr Mt 18,23-35). Se si rende necessaria qualche rinuncia per adottare questo atteggiamento, ci si ricorderà che così si imita colui che si sacrificò per noi: egli ha fatto dono di sé per il nostro bene.

Vangelo

Gv 6, 41-51
†Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».
Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che
viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Parola del Signore.

commento

★  I Giudei si scandalizzano perché Gesù afferma di essere venuto dal cielo, mentre essi conoscono i suoi genitori. Di fronte alla loro ostinazione nell’incredulità, Gesù non scende a rispondere alla loro difficoltà. Egli disapprova solo le loro mormorazioni.
★ Gesù ribadisce il carattere di assoluta gratuità del dono della fede, alla quale Dio attrae dall’interno. Già la parola profetica dell’Antico Testamento aveva messo in rilievo l’universalità della chiamata di Dio.
★ L’impegno dell’uomo è di ascoltare il Padre per farsi guidare da lui. Questa dottrina non esclude l’azione mediatrice di salvezza del Figlio di Dio incarnato. La salvezza non si attua per l’azione diretta di Dio, perché nessuno ha visto il Padre, tranne il Figlio che è mandato dal Padre. Perciò egli è il mediatore necessario tra Dio e l’uomo. Chi dunque è unito nella fede con colui che ha visto il Padre, ha la vita eterna.
★ I tre versetti di transizione ripetono prima l’idea principale: Gesù è il pane di vita, in quanto accolto nella fede come il Cristo. Poi viene esaminato un nuovo pensiero: Gesù è anche (in quanto pane di vita) il Cristo ricevuto come cibo. In questa ricezione non bisogna semplicemente vedere una presa di possesso spirituale della persona di Cristo. Il confronto con la manna che viene mangiata conferma che si tratta di un vero cibo. Ma la manna non era il vero pane del cielo e i vostri padri (Gesù non li chiama mai «nostri» padri) che ne mangiarono sono morti. Il vero pane celeste si dimostra tale per il fatto che coloro che ne mangiano non muoiono, ma hanno la vita eterna. Il pane vivo che dà la vita, la vera manna, è Cristo stesso.
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