14 ottobre2018-10-04T21:10:18+00:00

14 ottobre

Domenica XXVIII – Tempo Ordinario

anno B

 

prima lettura 

Sap 7, 7-11
Dal libro della Sapienza
Pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito di sapienza.
La preferii a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto, non la paragonai neppure a una gemma inestimabile, perché tutto l’oro al suo confronto è come un po’ di sabbia e come fango sarà valutato di fronte a lei l’argento.
L’ho amata più della salute e della bellezza, ho preferito avere lei piuttosto che la luce, perché lo splendore che viene da lei non tramonta.
Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.
Parola di Dio.

 

commento

★  l libro della Sapienza, dal quale è tratta la lettura, è l’ultima opera dell’Antico Testamento. Scritto intorno alla metà del primo secolo a.C., dista non più di un secolo dai primi libri del Nuovo Testamento.
Già questa vicinanza storica lo pone in intima parentela con la Chiesa primitiva.
★ Che cosa è importante? Molte cose che appaiono importanti, vengono relativizzate da altre più importanti: così la ricchezza, la potenza, la salute, la vita. Una sola cosa è importante: la decisione pro o contro la vera sapienza che è la parola di Gesù. Questa decisione sembra difficile, ma diviene facile non appena è compiuta.

seconda lettura

Eb 4, 12-13
Dalla lettera agli Ebrei
La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.
Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto.
Parola di Dio.
 

commento

★ La parola di Dio penetra nel corpo fino alle zone più inaccessibili, fino al midollo che è rivestito dalle ossa, fino alle articolazioni, con le quali sono connesse le singole membra. Nulla nell’uomo, sia nella sua anima che nel suo corpo, può sottrarsi alla forza penetrante della presa divina.
★ Il perché è menzionato nel versetto seguente. Nulla di ciò che Dio ha fatto può restare nascosto ai suoi occhi; tutto è senza veli davanti a lui e inerme, come il collo dell’animale che deve essere macellato, che viene scoperto e alzato per il colpo mortale.
★ L’essere divino stesso, che domina e penetra tutto, conferisce alla parola divina questa forza ed efficacia. Noi non possiamo sfuggire o eludere la sua chiamata. La parola di Dio a noi rivolta esige inesorabilmente che noi prendiamo posizione, che noi rispondiamo.
La parola della divina rivelazione esige la nostra «risposta».
★ Quest’inno alla parola di Dio non solo racchiude il commento al salmo 95/94, ma è anche la conclusione di tutta la prima parte della lettera agli Ebrei che si occupa della rivelazione: la parola della divina rivelazione è giunta a noi non solo per mezzo dei profeti, degli angeli o di Mosè, ma attraverso lo stesso Figlio di Dio. La situazione è impegnativa: oggi noi dobbiamo ascoltare la sua voce.

Vangelo

Mc 10, 17-30
†Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dàllo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato;
possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago,
che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli
e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».
Parola del Signore.

commento

★ Spesso la ricchezza determina un tale attaccamento ai beni di questo mondo, che la chiamata a entrare nel regno di Dio secondo la propria vocazione personale ne è come soffocata. Soltanto l’onnipotenza della grazia può vincere le resistenze della natura.
★ L’impossibilità è tale, per le forze umane lasciate a se stesse, che può essere espressa con una immagine volutamente iperbolica: una grossa bestia, come un cammello o un elefante, non può passare per la cruna di un ago (il paragone dell’elefante che non può passare per una cruna d’ago si trova nel Talmud). Soltanto Dio può realizzare l’impossibile (Gn 10,14; Lc 1,37).
★ Pietro è inquieto per sé e per i suoi compagni di apostolato. Gli apostoli non erano ricchi ma neanche dei pezzenti: avevano un mestiere (Matteo era doganiere; Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni erano pescatori e venditori di pesci), una barca (Lc 5,3), e alcuni di essi avevano anche degli operai (Mc 1,20). Per seguire Gesù hanno lasciato tutto ciò che avevano.
★ Non hanno perduto nulla (malgrado le prove e le persecuzioni inevitabili) a preferire i beni spirituali a quelli terreni.
★ Invece di una casa, di cui erano proprietari o locatari, avranno a disposizione la casa del Padre (Gv 14,2); invece dei campi avranno il cielo e la gioia del cuore; la loro famiglia sarà quella spirituale del loro apostolato e della comunione dei santi. Riceveranno il centuplo fin da questa vita.
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