17 giugno 2018-06-03T18:24:46+00:00

17 giugno

Domenica XI – Tempo Ordinario

anno B

 

prima lettura 

Ez 17, 22-24
Dal libro del profeta Ezechièle
Così dice il Signore Dio:
«Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro, dalle punte dei suoi rami lo coglierò e lo pianterò sopra un monte alto, imponente; lo pianterò sul monte alto d’Israele.
Metterà rami e farà frutti e diventerà un cedro magnifico. Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno, ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà.
Sapranno tutti gli alberi della foresta che io sono il Signore, che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso, faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco.
Io, il Signore, ho parlato e lo farò».
Parola di Dio.

 

commento

★  Tutto l’Antico Testamento è una pedagogia divina in vista del Nuovo Testamento. Il Signore ammaestra il suo popolo non soltanto con la parola, ma anche con gli avvenimenti della storia. Ogni disfatta, ogni sciagura nazionale in Israele era come una rivelazione di Dio, una spiegazione della sua Parola. L’albero della dinastia di Davide è stato sfrondato dalla tragica scomparsa degli ultimi rampolli.
★ È Dio che rinnega il suo popolo e la sua Alleanza? Tutt’altro. Il Signore Dio ha deciso soltanto di rinnovare tutto: il ramo più fragile del vecchio albero così amorosamente piantato, sarà all’origine di un popolo nuovo fatto di poveri e di umili che adorano e che amano. Questo nuovo popolo è il «piccolo resto» di Israele che non ha smesso di rimanere fedele a Dio e per il quale Dio non lascia mai di realizzare le sue promesse.
★ L’umiltà qui sottolineata da Ezechiele è un atteggiamento spirituale, è il vuoto dell’anima di fronte a Dio, l’umile recettività che cerca rifugio in lui. I superbi e gli orgogliosi, tutti coloro cioè che contano sulle loro forze e sicurezze, saranno umiliati. Si sente qui un lontano preludio al Magnificat dell’umilissima Vergine Madre di Dio. Il ramoscello di cui parla il Profeta è il Messia, Gesù di Nazaret, il Servo del Padre «mite e umile di cuore» (Mt 11,29). Da lui nascerà il nuovo Israele, la Chiesa che, piccola all’inizio come un granello di senape, si estenderà fino ai confini della terra. In essa i poveri e gli umili prenderanno possesso del Regno di Dio.
★ «Io, il Signore, ho parlato e lo farò». Questo futuro è nelle mani di Dio, per questo la fede è così sicura. La vita e la storia umana sono un continuo divenire e passare; una sola cosa dura eternamente: la Parola di Dio. Il credente ha un terreno eterno sotto i piedi; non si attacca alle cose che passano, ma si appoggia a Dio e alla sua Parola che si realizza sempre.

seconda lettura

2 Cor 5, 6-10
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo – camminiamo infatti nella fede e non nella visione –, siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore. Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi.
Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male.
Parola di Dio.
 

commento

★ Recentemente guarito da una grave malattia (1,8-11), Paolo è assillato dalla morte. L’idea di una fine prematura lo incalza e provoca una tensione tra il suo desiderio di evangelizzare il maggior numero di uomini possibile e i suoi limiti e le sue forze. Sì, la morte lo assilla, ma la risurrezione pure. Frattanto sperimenta in sé una trasformazione del suo io più profondo, sotto l’influsso del Cristo risorto.
★«L’uomo interiore» è l’uomo vero. Che cosa importa per il cristiano l’usura del corpo? Vi è in lui una personalità profonda, attinta e posseduta dal Cristo: contro di essa l’unica usura è quella del peccato. La Grazia di Cristo non cessa di fortificarla, di rinnovarla giorno dopo giorno, di introdurla sempre più nel mistero della vita divina. Quest’uomo interiore aspira, oltre alla dimora eterna, anche al corpo risorto. Senza dubbio sarebbe meglio accedere a questa dimora celeste senza dover passare attraverso la notte della morte (5,2-5). Ma no, bisogna morire, bisogna fare quest’atto di abbandono e di fede in Dio. Ebbene, Paolo accetta questo salto nel buio, sicuro che la morte non potrà separarlo da Cristo. La vita terrena è un esilio lontano dal Signore. Lungi dallo spezzare i legami che ci uniscono a Gesù, la morte ci introdurrà presso il Signore dove abbiamo tutti appuntamento.

Vangelo

Mc 4, 26-34
†Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.
Parola del Signore.

commento

★ Gesù annuncia la Parola, evangelizza con parabole, cioè con spunti di vita. Ecco la lettura esistenziale che dovremmo fare del Vangelo, prendendo spunto dagli avvenimenti. Il capitolo 4° di san Marco è il capitolo delle parabole. Ritorna (come in Mc 4,1-9) il tema del seminatore e della semente. È un altro invito all’ottimismo:
quando il seminatore ha seminato la Parola di Dio, cosa deve fare? Non deve pensarci più. Dorma o vegli: sia nell’incoscienza o nella perfetta coscienza, di notte (quando le attività intellettive sono rallentate) o di giorno (quando è in piena attività), la semente germoglia e cresce indipendentemente da lui (il greco dice: automaticamente). È la forza immensa della Parola di Dio.
★ Gesù descrive il lavorìo che avviene senza che il seminatore riesca a coglierlo: la terra, quella terra buona di cui ha parlato nella prima parabola, produce da sé prima l’erba, poi la spiga, poi il grano pieno nella spiga. L’immagine del frutto maturo raffigura la mietitura escatologica. Marco esprime qui l’urgenza e la rapidità
con cui arriva la fine. Tutto è proiettato sulla maturazione finale del Regno di Dio.
★ «A che cosa possiamo paragonare il Regno di Dio?». Neppure Gesù riesce a raffigurarci e a spiegarci il Regno di Dio, perché adesso non abbiamo le categorie mentali adeguate per capirlo. «È come un granellino di senapa». Il granellino di senapa era diventato proverbiale per la sua piccolezza. Gesù prospetta inizi umili. L’umiltà è la radice che fa fruttificare il seme. Il Regno di Dio esige umiltà; allora ha una crescita spettacolosa e mette rami così grandi che gli uccelli del cielo (le anime) possono rifugiarsi alla sua ombra.
★ «Secondo quello che potevano intendere». Il messaggio di Gesù dev’essere adattato all’intelligenza, alla comprensione degli uditori, ma senza alterarne il contenuto; il messaggio è quello e non altro. In privato, nel raccoglimento, Gesù spiegava tutto. C’è bisogno per ognuno di capire personalmente, di riflettere, di meditare la Parola di Dio, come la Vergine dell’ascolto che custodiva e meditava ogni Parola nel suo Cuore Immacolato.
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