2 settembre2018-08-28T20:31:20+00:00

2 settembre

Domenica XXII – Tempo Ordinario

anno B

 

prima lettura 

Dt 4, 1-2.6-8
Dal libro del Deuteronòmio
Mosè parlò al popolo dicendo:
«Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso della terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi.
Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore, vostro Dio, che io vi prescrivo.
Le osserverete dunque, e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: “Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente”. Infatti quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? E quale grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione che io oggi vi do?».
Parola di Dio.

 

commento

★ Una legge che non è osservata non serve a niente. Al contrario, l’obbedienza alla legge di Dio sarà ricompensata doppiamente: lunga vita per il giusto (Es 20,12) e lunga durata per il popolo; possesso assicurato della Terra Promessa.
★ Se si segue l’ordine dei valori, la presente pericope ci dice che sono tre gli elementi che fanno dell’antico Israele una grande nazione: l’intimità con Dio, il possesso della sua legge, la sapienza che ne risulta.

seconda lettura

Gc 1, 17-18.21b-22.27
Dalla lettera di san Giacomo apostolo
Fratelli miei carissimi, ogni buon regalo e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre, creatore della luce: presso di lui non c’è variazione né ombra di cambiamento. Per sua volontà egli ci ha generati per mezzo della parola di verità, per essere una primizia delle sue creature.
Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza. Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi.
Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo.
Parola di Dio.
 

commento

★ L’origine dei «regali» e dei «doni» è Dio; ciò prova la loro eccellenza. Venendo da Dio, sono «doni perfetti»: non possono avere per
fine che il nostro bene, non possono spingerci al male. Soprattutto i doni spirituali: essi vengono «dall’alto» e perciò sono superiori ai beni profani di quaggiù.
★ San Giacomo esamina l’atteggiamento di colui che ascolta la parola di Dio. Ascoltare la parola senza preoccuparsi di conformarvi la propria condotta, è mancare di buon senso e di coerenza; in questo caso l’uomo somiglia a uno che si guarda allo specchio, e dopo aver costatato che ha bisogno di mettersi in ordine è così distratto che non vi pensa più e se ne va senza far niente.
★ Al contrario, l’ascoltatore che si preoccupa del proprio perfezionamento morale considera attentamente la legge cristiana per averne una conoscenza esatta e vi si specchia: ha sempre sotto gli occhi la parola di Dio e si sforza di accostarsi continuamente all’ideale che essa gli fa intravedere al di là delle realizzazioni imperfette della propria condotta presente.
★ San Giacomo raccomanda al fedele soprattutto le opere di misericordia. Egli parla del soccorso dovuto agli orfani e alle vedove, perché erano i più esposti alle ingiustizie, non avendo una protezione; ma la sua esortazione può estendersi ad ogni forma di servizio sociale.
★ «Conservarsi puri da questo mondo» è la condizione richiesta perché la nostra religione sia «pura e immacolata».

Vangelo

Mc 7, 1-8.14-15.21-23
†Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti -, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori
dall’interno e rendono impuro l’uomo».
Parola del Signore.

commento

★ Che cosa pensa Gesù di questo pseudo-zelo di colore legalista? Lo disapprova per due motivi: perché c’è della ipocrisia e perché rovescia i valori.
★ Nasconde dell’ipocrisia, perché, come ai tempi di lsaìa (29,13), non ci si cura della conversione del cuore e ci si affanna solo per delle pratiche esteriori.
★ Capovolge i valori, perché, per osservare delle tradizioni puramente umane, ci si cura poco dei precetti fondamentali del decalogo.
★ Alla folla Gesù si contenta di proporre un enigma: non è quello che entra nell’uomo a sporcarlo, ma quello che esce da lui. Comprenda
chi può!
★ Gesù spiega ai suoi discepoli, che son rimasti un po’ incerti davanti alle sue parole misteriose, che bisognava sorpassare lo stadio della purità legale per accedere a quello della purezza morale. Le usanze alimentari e simili non toccano il valore religioso dell’uomo; per se stesse, esse né lo costituiscono né lo infirmano (Col 2,10.21-23; 1Cor 8,8; 10,30.31).
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