24 giugno 2018-06-03T18:08:07+00:00

24 giugno

Natività san Giovanni Battista

anno B

Solennità

prima lettura 

Is 49, 1-6
Dal libro del profeta Isaia
Ascoltatemi, o isole, udite attentamente, nazioni lontane; il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome. Ha reso la mia bocca come spada affilata, mi ha nascosto all’ombra della sua mano, mi ha reso freccia appuntita, mi ha riposto nella sua faretra. Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria».
Io ho risposto: «Invano ho faticato, per nulla e invano ho consumato le mie forze. Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore, la mia ricompensa presso il mio Dio».
Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele – poiché ero stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza – e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d’Israele. Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra».
Parola di Dio.

 

commento

★  Il Deutero-Isaìa giunge a considerare sé stesso come l’inviato di Dio e a fare l’elogio della sua funzione profetica. La sua missione avrà una ripercussione universale e il suo nome sarà pronunciato da Dio; la spada di Ciro, che doveva annientare i re, gli è ora affidata ed egli diviene quella luce delle nazioni che avrebbe potuto essere Ciro se fosse rimasto fedele.
★ Il profeta si scopre chiamato da Dio fin dalla sua concezione, come lo era stato Geremìa. Come quella di Ezechièle, la sua missione è di far danzare la spada. Come un nuovo Giacobbe, dovrà lottare senza venir meno anche durante la notte. Anche in mezzo allo scoraggiamento vuole essere solidale con i suoi predecessori, i profeti d’Israele.
★ La Chiesa primitiva ritroverà i lineamenti di Cristo in questo profeta descritto dal Deutero-Isaìa (Mt 3,17; Lc 2,32).

seconda lettura

At 13, 22-26
Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, [nella sinagoga di Antiòchia di Pisìdia], Paolo diceva: «Dio suscitò per i nostri padri Davide come re, al quale rese questa testimonianza: “Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri”.
Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù. Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo d’Israele.
Diceva Giovanni sul finire della sua missione: “Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali”.
Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete timorati di Dio, a noi è stata mandata la parola di questa salvezza».
Parola di Dio.
 

commento

★  La missione del Battista consisterà nella predicazione, come lo era stato per tutti i profeti; il suo scopo sarà la conversione. Ricondurrà al Signore, loro Dio, molti figli d’Israele. Tutta la vita religiosa d’Israele consisteva nel «ritornare» a Dio; compito dei profeti era fondamentalmente l’operare un tale ritorno. Per Giovanni si tratta ormai della preparazione prossima al messianismo, preparazione che doveva iniziare con un grande ritorno, con una conversione; a questo ritorno Gesù, all’inizio del suo ministero, invita i suoi uditori.
★ Secondo elemento costitutivo della missione del Battista è il camminare dinanzi al Signore Dio, con lo spirito e la potenza di Elìa, come un araldo, per preparare un popolo ben disposto alla venuta del Messia. Ecco la differenza specifica di Giovanni in confronto agli altri profeti: la sua missione è di «indicare», di portare a un «Altro». Egli va davanti a questo «Altro», che grammaticalmente è Dio, ma che nel testo di Luca rimane in realtà misterioso perché l’Angelo non chiarisce e non toglie tutti i veli. Zaccarìa doveva però sapere che Malachìa aveva annunciato la venuta del Signore Dio nel suo Tempio preceduto da un messaggero; queste parole avrebbero dovuto introdurlo in un contesto messianico.

Vangelo

Lc 1, 57-66.80
†Dal Vangelo secondo Luca
Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.
Parola del Signore.

commento

★ Le parole che l’arcangelo Gabriele disse a Maria a riguardo di Elisabetta: «Questo è il sesto mese per lei» (Lc 13,6) hanno fatto sì che la nascita del precursore venisse fissata dalla Chiesa latina esattamente sei mesi prima del Natale e tre mesi dopo l’Annunciazione; le tre date: 25 marzo, 24 giugno, 25 dicembre, nella cronologia romana corrispondono sempre all’ottavo giorno delle calende.
★ L’importante missione svolta da Giovanni nella storia sacra, la lode che di lui fa il Signore: «Tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni Battista» (Mt 11,11), la nobiltà della sua figura, il suo martirio che originariamente non veniva celebrato come festa speciale, la scoperta e la diffusione delle sue reliquie, la gioia che procurò la sua stessa nascita, l’interesse che la figura di Giovanni acquistò man mano che si diffuse il catecumenato e la liturgia battesimale e la sua personalità come prototipo del monaco: tutto questo ha fatto sì che Giovanni fosse il primo santo ovunque venerato con una solennità festiva.
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