3 giugno 2018-06-02T20:50:34+00:00

3 giugno

SS.mo Corpo e Sangue di Cristo

anno B

Solennità

prima lettura 

Es 24, 3-8
Dal libro dell’Èsodo
In quei giorni, Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme. Tutto il popolo rispose a una sola voce dicendo: «Tutti i comandamenti che il Signore ha dato, noi li eseguiremo!». Mosè scrisse tutte le parole del Signore. Si alzò di buon mattino ed eresse un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici
tribù d’Israele. Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore.
Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l’altra metà sull’altare. Quindi prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto».
Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!».
Parola di Dio.

 

commento

★  Al Sinai: proposta dell’alleanza, sua preparazione, sua condizione.
★ I due contraenti non sono eguali: da una parte c’è la sovrana maestà di Dio, dall’altra il popolo, che egli si è scelto, che ha strappato alla schiavitù egiziana e che ha guidato al solenne appuntamento nel deserto. Dio potrebbe imporre la sua volontà onnipotente, ma preferisce sollecitare il libero assenso del popolo. Mosè serve da mediatore (Gal 3,19).
★ L’analogia fondamentale è quella dell’aspersione (Èsodo) e della consacrazione eucaristica. Alla formula di Mosè: «Questo è il sangue dell’alleanza», corrisponde quella di Gesù: «Questo è il mio sangue, dell’alleanza», che vien detta nuova ed eterna (alleanza Mt 26,28; Mc 14,24; nuova: 1Cor 11,25; Lc 22,20; Eb 8,8.13; eterna:Eb 13,20).
★  L’aspersione del sangue è stata preceduta dalla promulgazione della legge, come nelle nostre azioni eucaristiche la liturgia della parola precede quella del corpo e del sangue di Cristo.
★  Questa nuova alleanza, di cui siamo i beneficiari, era stata profetizzata da Geremìa. Essa deve essere scolpita nei nostri cuori
(Ger 31,31-34).

seconda lettura

Eb 9, 11-15
Dalla lettera agli Ebrei
Fratelli, Cristo è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d’uomo, cioè non appartenente a questa creazione. Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna.
Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?
Per questo egli è mediatore di un’alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che era stata promessa.
Parola di Dio.
 

commento

★ Gesù Cristo è il pontefice annunciato e figurato dall’antica legge, il vero sommo Sacerdote. La lettera agli Ebrei ha descritto altrove la sua vocazione e il suo ruolo: «Ogni sommo Sacerdote, preso di mezzo agli uomini, è costituito rappresentante degli uomini in tutto ciò che riguarda il culto di Dio, perché offra doni e sacrifici per i peccati… nessuno si attribuisca tal dignità, perché bisogna esservi chiamati da Dio come Aronne. Difatti, anche Cristo non s’arrogò la gloria di sommo Sacerdote» (Eb 5,1-5). La fase terrestre del suo sacerdozio si manifestò specialmente sul Calvario, quando Gesù rimise la sua anima nelle mani del Padre (Lc 23,46), e nel cenacolo nell’anticipazione eucaristica dell’oblazione del suo sacrificio. E anche nel suo ministero di preghiera, di perdono dei peccati, di misericordia e d’insegnamento. Non solo, ma istituì anche il sacerdozio per continuare la sua azione, investendone gli apostoli.

Vangelo

Mc 14, 12-16.22-26
†Dal Vangelo secondo Marco
discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già
pronta; lì preparate la cena per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
Parola del Signore.

commento

★ La Cena ha carattere solenne: secondo il costume ellenistico si sta sdraiati su divani in coppia di tre attorno alla mensa che rimane più bassa; e si beve vino.
★ Il rito del banchetto solenne esige tutto quel che rientra in un incontro conviviale perfetto: ringraziare dei doni il Creatore e Signore della vita, esaltando le qualità del pane e del vino (cfr 1 Cor 10,30s).
★ Il testo comincia con l’atto iniziale di ringraziamento. Gesù «prende» il pane, cioè lo solleva in alto con un gesto di offerta, e pronuncia sul pane la «eulogia», la preghiera che inizia con le parole: «Lodato sei tu, Signore». Poi lo spezza e distribuisce i frammenti con l’invito: «prendete!» e con le parole che svelano tutta l’azione: «questo è il mio corpo». Ecco la consacrazione eucaristica: è il Corpo del Signore.
error: Content is protected !!