5 agosto2018-07-30T17:48:18+00:00

5 agosto

Domenica XVIII – Tempo Ordinario

anno B

 

prima lettura 

Es 16, 2-4.12-15
Dal libro dell’Èsodo
In quei giorni, nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne. Gli Israeliti dissero loro: «Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatti uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine».
Allora il Signore disse a Mosè: «Ecco, io sto per far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina o no secondo la mia legge. Ho inteso la mormorazione degli Israeliti. Parla loro così: “Al tramonto mangerete carne e alla mattina
vi sazierete di pane; saprete che io sono il Signore, vostro Dio”».
La sera le quaglie salirono e coprirono l’accampamento; al mattino c’era uno strato di rugiada intorno all’accampamento. Quando lo strato di rugiada svanì, ecco, sulla superficie del deserto c’era una cosa fine e granulosa, minuta come è la brina sulla terra. Gli Israeliti la videro e si dissero l’un l’altro: «Che cos’è?», perché non sapevano che cosa fosse. Mosè disse loro: «È il pane che il Signore vi ha dato in cibo».
Parola di Dio.

 

commento

★   La mormorazione esprime l’insoddisfazione nei confronti della guida e delle disposizioni divine. Infatti, se è vero che la ribellione si rivolge direttamente contro i capi costituiti da Dio, in ultima analisi si scaglia contro Dio stesso, come sottolinea esplicitamente Es 16,8. Questa mormorazione è quindi la manifestazione della
mancanza di fiducia nella guida di Dio e nella sua amorosa sollecitudine per il popolo ed è diametralmente opposta a quello che la Bibbia intende per «fede». Mentre il credente orienta tutta la sua vita verso Dio e ripone in lui tutta la sua fiducia considerandolo come una roccia incrollabile (àmen significa star saldo), il mormoratore
non osa più avventurarsi sulla via segnata da Dio, dubita di lui e del suo piano di amore nei riguardi dell’uomo.
★ Un equivoco diffuso, che accompagna l’uomo lungo tutta la storia, identifica le difficoltà e le angustie con l’abbandono da parte di Dio. Perciò Es 16 proclama che Dio è vicino al suo popolo anche nella sofferenza, cercando così di portare il popolo a un atteggiamento di fiducia incondizionata.

seconda lettura

Ef 4, 17.20-24
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Fratelli, vi dico e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani con i loro vani pensieri. Voi non così avete imparato a conoscere il Cristo, se davvero gli
avete dato ascolto e se in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, ad abbandonare, con la sua condotta di prima, l’uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, a rinnovarvi nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità.
Parola di Dio.
 

commento

★  Questo brano appartiene alla sezione parenetica della lettera (Ef 4-6). Dopo un’esposizione abbastanza lunga sull’unità dei cristiani san Paolo passa a una serie di esortazioni che fa precedere da alcune considerazioni generali: allontanarsi dal paganesimo, aderire alla verità insegnata da Gesù, rivestirsi dell’uomo nuovo.
★ I primi versetti richiamano i grandi temi dell’evangelizzazione: «imparare, istruirsi, ascoltare» suppongono la predicazione apostolica.
La «maniera dei pagani» richiama la conversione che l’evangelizzazione ha comportato. Questa maniera dei pagani è descritta dall’apostolo con argomenti desunti dalla Bibbia e più particolarmente dagli episodi dell’Èsodo: indurimento del cuore, ignoranza religiosa, vanità degli idoli, oscuramento dell’intelletto, allontanamento da Dio sono altrettante colpe che l’autore dell’Èsodo rimproverava già al Faraone.
★ San Paolo parla in seguito di rivestire Cristo. Egli ha già descritto l’uomo nuovo in Ef 2,14-16, dove parlava dell’unità tra Giudei e pagani nel Corpo di Cristo. Quest’uomo nuovo è il prototipo dell’umanità nuova, creata a nuovo in Gesù Cristo risuscitato. Se una responsabilità collettiva raggruppa gli uomini attorno al vecchio
Adamo, una stessa comunione con la vita divina raduna mediante il battesimo gli uomini attorno al nuovo Adamo (Rm 5,4-6).

Vangelo

Gv 6, 24-35
†Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».
Parola del Signore.

commento

★ La pericope, oltre alla «compositio loci» introduttiva un po’ elaborata, presenta tre domande della folla con le corrispondenti risposte di Gesù. Se Dio ci vuol dare questo cibo, che cosa dobbiamo fare per riceverlo? Attaccatevi a colui che egli ha inviato.
★ Con che cosa puoi dimostrare di essere inviato? Mosè si fece conoscere dispensando la manna, anzi nella Scrittura sta scritto: «Diede loro da mangiare un pane del cielo». Non leggete: «Egli (Mosè) diede», ma: «Egli (cioè mio Padre) dà il pane vero che viene dal cielo». È colui che viene dalla sfera divina che dà la vita al mondo.
★ Non puoi procurarci questo pane? «Io stesso sono il pane di vita. Chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete». Il Padre mi conduce gli uomini non perché vadano perduti, ma perché ricevano la vita eterna e accedano alla forma definitiva della creazione.
★ Scopriamo così dei rapporti fondamentali: l’uomo e la sua vita, Gesù e la vita degli uomini. Si tocca la dimensione del profondo, quello che concerne incondizionatamente l’uomo. Gesù chiarisce che l’uomo, nella sua ricerca, segue una direzione sbagliata. Voi cercate quello che è appariscente, saldo, ponderabile e misurabile, e siete sazi. Dalle parole di Gesù non traspare alcun disprezzo manicheo per l’esistenza legata al corpo. In fin dei conti li ha saziati lui stesso. Ma tutto questo è provvisorio, temporaneo, non ha una durata.
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