7 ottobre2018-10-02T18:47:26+00:00

7 ottobre

Domenica XXVII – Tempo Ordinario

anno B

 

prima lettura 

Gn 2, 18-24
Dal libro della Gènesi
Il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici
e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse.
Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolto all’uomo, una donna e la condusse all’uomo.
Allora l’uomo disse: «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta». Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne.
Parola di Dio.

 

commento

★  Dio afferma che non è bene che l’uomo sia solo e decide di creargli un «aiuto a lui corrispondente», che sia per lui un vero partner. È importante rilevare che l’autore non parla della solitudine dell’uomo (‘ish = maschio) bensì dell’esser solo della persona umana (‘adàm).
★ I due poli dell’opposizione non sono uomo e donna, bensì individuo e società. Dio non ritiene che sia giusto o funzionale che l’uomo esista come essere singolo; fine della creazione dell’uomo è l’umanità in quanto tale, che un giorno dovrà aver parte alla rivelazione della gloria divina nell’Eden. Tuttavia è la volontà del Dio creatore che l’uomo collabori a raggiungere tale meta, e per questo ha bisogno di un aiuto. In tale modo deve essere garantita sia la moltiplicazione della specie che l’assistenza al singolo attraverso la storia. L’aiuto del quale si avverte il bisogno, dovrà però essere adeguato, cioè un «partner» a tutti gli effetti.
★ Dopo aver creato gli animali Dio li conduce dall’uomo perché dia loro un nome. La formulazione linguistica dell’episodio è significativa. La frase ebraica qui usata «imporre a qualcuno un nome» indica, nell’Antico Testamento, una posizione di potenza che gli dà il diritto al possesso sulla persona o sulla cosa denominata (cfr Gn. 26,18; Sal 147,4; Re 4,17).

seconda lettura

Eb 2, 9-11
Dalla lettera agli Ebrei
Fratelli, quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti.
Conveniva infatti che Dio – per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose, lui che conduce molti figli alla gloria – rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza.
Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli.
Parola di Dio.
 

commento

★ Perché il Figlio di Dio dovette morire al fine di ottenere la redenzione? Non fu per necessità, ma solo per la libera volontà salvifica di Dio, per grazia. Ma la soluzione era anche conveniente per colui «a causa del quale e per il quale l’universo esiste». Se Dio vuole condurre alla gloria molti figli, allora è conveniente che egli, mantenendo l’armonia della sua creazione, faccia pervenire alla perfezione mediante il dolore anche il portatore della salvezza.
★ Effettivamente il male durerà nel mondo finché non si troverà qualcuno che si dichiara pronto a soffrirlo e a portarlo su di sé. Il male di tutto il mondo può essere espiato solo attraverso la sofferenza.

Vangelo

Mc 10, 2-16
†Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio». Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro:
«Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.
Parola del Signore.

commento

★ Il dialogo didattico viene introdotto dalla domanda rivolta dai farisei a Gesù se fosse possibile a un uomo ripudiate la propria moglie sciogliendo la comunità coniugale. I farisei vengono presentati qui, come altrove nel vangelo di Marco, come i sostenitori chiusi ed ostinati della concezione giudaica della legge di Mosè.
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