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TUTTO E’ DEGNO DI AMORE

La Madonna ti conosce, ti vuole immensamente bene, ti segue attimo per attimo. Se tu alzi in questo momento il pensiero a Lei, sei teologicamente certo di incontrarti con il sorriso di Maria.
«Ecco, verranno giorni — dice il Signore — nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerà da vero re e sarà saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra».

Il nome del Germoglio di giustizia, di amore, di santità, il nome che gli daranno, sarà questo: Signore-nostra-giustizia. Letteralmente significa: «il Signore farà regnare la giustizia, l’amore». Il suo regno sarà un regno di amore.

Verranno giorni, dice il Signore, in cui non si dirà più come un tempo: per la vita del Signore (significa: come è vero che il Signore vive), ecco è lui che ha fatto uscire gli Israeliti dal paese di Egitto.

Il nòcciolo di tutto l’Antico Testamento è la liberazione dall’Egitto. Il nòcciolo del Nuovo Testamento è la liberazione dal peccato e dalla morte, attraverso la morte in croce e la risurrezione di Gesù.

Non ci si ricorderà soltanto della liberazione dall’Egitto, ma si dirà piuttosto: «Come è vero che il Signore vive, ecco, è proprio Lui che ci ha fatto uscire dal buio e ha ricondotto in patria la discendenza della casa di Israele (i superstiti) dalla terra del nord e da tutte le regioni dove li aveva dispersi. Costoro dimoreranno nella propria terra, cioè torneranno a casa e lì, metteranno dimora nella loro terra.

Il Salmo 136 «Sui fiumi di Babilonia», che il poeta Quasimodo ha parafrasato durante l’occupazione tedesca, esprime stupendamente la nostalgia straziante della casa, della terra, di Gerusalemme, della città santa, della nazione.

Un simile prodigio del Signore, che riconduce a casa i dispersi, si chiama Provvidenza. Provvidenza è la bontà del Signore, la sua misericordia. Provvidenza è uno dei concetti più importanti, ma è anche una delle parole meno usate attualmente. Ci sono altre parole che sono più di moda.

Parole-chiave, parole in voga oggi come oggi, sono le seguenti: fratello, amore del prossimo, speranza, e altre ancora.

Invece la parola Provvidenza è quasi cancellata, quasi espulsa dalla lista delle parole usuali moderne. Eppure appartiene a quelle realtà che comunicano un’informazione essenziale su ciò che è l’uomo nel suo essere finito e su ciò che è Dio nella sua bontà e misericordia.

TRE CONCETTI DI PROVVIDENZA

primo concetto

Il primo concetto di Dio-Provvidenza è il seguente: ci sono persone dedite a Dio che conducono una vita senza successo, come Geremia, che incontrano tutte le sventure, che si trovano lì sempre esattamente dove scocca il fulmine e le colpisce.

Sono le vittime del destino e della sventura. Hanno bisogno del messaggio della Provvidenza; hanno bisogno di un messaggio di gioia e di liberazione: Dio ama gli oppressi e gli angosciati.

Se non hai più nessuno che ti aiuti, se non vedi più alcuna via di uscita, pensa a Dio; egli è sempre con te e ti difende.

Gli infelici sono i prediletti da Dio. Prediletti, perché senza Dio non avrebbero più speranza.

Il messaggio della Provvidenza per loro suona così: «C’è sempre una via di uscita; forse tutto rimane come prima, forse la minaccia non si attenua, forse devi continuare a sopportare le tue paure, le tue angosce; ciò nonostante tutto è mutato; in tutto questo e mediante tutto questo, ecco che tu scopri e ti si rivela la bontà di Dio».

Chi riceve il messaggio della Provvidenza ragiona così: «Certo, mi strazia quello che mi succede, ma in fondo non conta; so che Dio mi ama».

secondo concetto

Secondo concetto di Provvidenza: Dio è sempre una consolazione nella sventura. «Non temere, perché io ti ho riscattato», dice il Signore. «Ti ho chiamato per nome, tu sei mio. Tu conti molto ai miei occhi, sei prezioso e io ti amo».

È la serenità, la fiducia nell’angustia e nell’angoscia. Il Signore vuole che tali persone conservino sempre la calma, come la Madonna (dice il Vangelo) quando si trovò in momenti particolarmente dolorosi e delicati: vedeva che Giuseppe si staccava da lei; ma Giuseppe era giusto e non voleva ripudiarla perché intuìva che qualche cosa di misterioso, di divino avveniva in lei.

Sono i momenti dell’angoscia e del silenzio. Il Signore parla loro: «La cosa più importante del tuo essere non può togliertela nessuno, è custodita per sempre nella mia misericordia; anche se tutto fallisse, la mia promessa, il cielo, rimane ancora aperto per te. Chi potrà separarti dall’amore di Cristo?».

terzo concetto

Terzo concetto della Provvidenza: in Gesù è apparsa in mezzo a noi la misericordia di Dio; Dio «ha aperto una porta che più nessuno potrà chiudere».

In Cristo, Dio ci ha dato un nuovo inizio. In tutte le situazioni della nostra vita, vi è sempre una possibilità di incominciare di nuovo.

Ecco il concetto di Provvidenza: c’è Dio che ci attende Dio ci ama.

TUTTO E’ DEGNO DI AMORE

Il 17 dicembre 1954 moriva una scrittrice francese, Jacqueline Vincent. Uno slogan potente dominò tutta la sua vita: «Qualunque cosa mi capiti, tutto è degno di amore, perché Dio è Padre».

A vent’anni si era sposata, ma aveva scoperto in suo marito un carattere impossibile; era un uomo che si presentava fisicamente attraente, ma aveva un cuore di ghiaccio.

Per 24 anni, fino alla morte del marito, il quadro della sua vita matrimoniale fu sconvolgente: fu la compagna fedele e devota di un alcoolizzato violento, fu vittima della sua brutalità, frustrata in tutti i suoi più legittimi desideri, ridotta al rango di serva. L’unico rifugio era Dio; ma spesso egli taceva e lei si ritrovava in una solitudine rabbrividente.

Col matrimonio aveva contratto una malattia contagiosa che le fece decidere di non avere figli, lei che era partita con l’idea di averne dodici, ed era tutta maternità.

Allo scoppio della prima guerra mondiale, mentre cerca di dedicare qualche tempo della sua giornata alla cura dei feriti, incontra Pierino, un bimbo abbandonato di pochi anni. Lo tiene con sé. Pochi anni dopo, Pierino muore di meningite. Quel bimbo sarà l’unico raggio di sole nella sua squallida esistenza.

Il marito muore e allora il suo sogno di gioventù riaffiora: andare in convento, diventare claustrale. Viene rifiutata perché ha una salute delicatissima; non ce la fa. Il suo direttore spirituale le dice: «Jacqueline, il tuo chiostro sarà il tuo cuore, come la Madonna». Veste l’abito di terziaria carmelitana e si mette a scrivere.

Scrive 24 libri per fanciulli, adolescenti e adulti, con una finezza e uno stile fresco e incisivo. Il tema dominante è l’amore che nel crogiuolo ci purifica con la sofferenza. Suo marito le aveva spesso detto quando si scagliava contro di lei: «Ma perché i tuoi occhi sono così luminosi?».

Nel ’49 riceve l’onorificenza della Rosa, un premio letterario ambitissimo. Ne è felice, ma la sera stessa lei sente che cala la tela. La festa della Rosa assume il valore di una sepoltura solenne.

Poco prima di morire scrisse: «La mia solitudine è totale».

POVERO CARO

Descrive nella sua Autobiografia in maniera traumatizzante la fine di suo marito. Dio è Padre, anche nei momenti del massimo silenzio. «Ecco, — annota — muovo a fatica quel suo corpo magro; occorre far presto. Il moribondo si lamenta. Non sei contento che ti curi? » gli dico.

«Oh, no! — replica lui — sarei molto più contento se lo facesse un’estranea, un’infermiera a pagamento; almeno non dovrei gratitudine e riconoscenza a nessuno».

Nella cucina piena di medicinali e di bende medito sul da farsi. Gli dico: «Sei veramente rassegnato?». E lui con tutta sincerità mi risponde: «A dire la verità, mi secca proprio di morire; ma in definitiva, poiché è inevitabile, mi metterai accanto al piccino, a Pierino».

Io rispondo: « Essere sepolto accanto al piccino? Credi forse che si tratti semplicemente di mettere sotto terra l’una accanto all’altra due spoglie mortali? Credi forse che tutto si riduca a porre due croci così vicine da toccarsi o quasi? Credi forse che significhi dormire sotto la stessa aiuola di fiori? Essere sepolto accanto al piccino, vuol dire ritrovare l’innocenza di un angelo, poiché Pierino era veramente un angelo che sfiorò appena questa terra dove gli uomini si macchiano di tante brutture. È però sempre possibile avvicinarsi agli angeli».

E qui gli suggerisco un invito di conversione, di confessione.

«Potrai allora riposare accanto a un bimbo, ma non dipende da me, dipende da te, soltanto da te e, se tu lo volessi, sarebbe una cosa così bella e così sublime, sentiresti una tale pace. Non oso dirti quale consolazione sarebbe per me, poiché io per te non rappresento nulla. I miei 24 anni di vita matrimoniale non sono stati che un ininterrotto desiderio del tuo ritorno a Dio. Con quanta tenerezza, ne sono certa, Pierino si chinerebbe su di te».

«Se insisti, mi rispose, ciò non avverrà mai. Se tu invece non mi chiedi nulla, lo farò quando sarà giunta la mia ora».

Dinanzi a questo rifiuto sono stata costretta a mandar via il sacerdote al quale avevo fatto chiedere di venire.

Poi improvvisamente mio marito muore, senza una parola. Accarezzavo il suo volto, appena morto, contratto da un’orribile smorfia, cercando con le mie carezze di distenderne i lineamenti e mi sentivo sprofondare in un abisso senza fondo. Gli dicevo: T’ho fatto dono del fiore dei miei vent’anni, era fra le mie mani candide come un bocciolo di rosa che stesse per schiudersi, te l’offrivo con tutta la sincerità e tutta l’innocenza dell’anima mia; ti portavo non soltanto la verginità del mio corpo, ma quella del mio cuore e della mia anima ed era tale il desiderio di farti felice da soffocare il pensiero della mia stessa felicità.

Povero caro, se almeno questo ripiegarmi dolorosamente su me stessa m’avesse consentito di vederti pienamente contento, il mio dolore sarebbe quasi scomparso. Ma tu amavi la terra e la vita e, se anche t’ho nascosto la mia ripugnanza, ho sempre cercato di farti volgere lo sguardo verso altri orizzonti.

Tu invece ti compiacevi del mio disgusto, povero caro. Io mi preoccupavo perché non mancasse nulla a ogni animale che viveva sotto il nostro tetto, mi preoccupavo perché non mancasse a ogni pianta della mia casa la sua goccia di acqua fresca; soltanto tu non hai sentito e hai voluto ignorare quale dono meraviglioso e assoluto io ti facessi di tutta me stessa.

Tu non vedevi che il tuo piacere; io mi donavo all’infinito. Tu riducevi tutto all’attimo presente; io conferivo a ciò che era fuggevole un contenuto splendidamente eterno».

«Dio è Padre e qualsiasi cosa mi capiti, tutto è degno di amore», aveva scritto Jacqueline nel suo diario.

Voleva imitare la Madonna ed essere, come lei, tutta abbandonata alla Provvidenza del Padre.