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ma sulla tua parola 2017-11-15T17:34:21+00:00

«E io a te dico:

“Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli“».

Mt 16, 18-19

commento

(don Carlo DeAmbrogio)
Io costruirò …”,  non siamo mica noi, è Dio che interviene. Papa Giovanni XXIII in un momento particolarmente inquietante per la Chiesa, interrogato: «ma lei» – gli han chiesto – «non sente tutto quello che sta avvenendo nella Chiesa? Non la turba? Non l’affanna?».  «Sì – dice – lo sento e soffro…ma in definitiva ho sempre pensato che la Chiesa non è mia, è di Gesù: ci pensa Lui!»;
“… la mia Chiesa”,  la parola “Chiesa” (Kaal nell’ebraico) vuol dire assemblea. Chiesa non è tanto l’edificio, quanto il popolo, la comunità, comunità di amore cristiano. Quindi ogni comunità è Chiesa: ecco le Chiese locali. Si ritorna al concetto dei primi tempi del cristianesimo. Le differenti Chiese locali, ognuna con la sua caratteristica, una sua fisionomia, tutte insieme formano l’unica Chiesa del Cristo, che sono già l’inizio del Regno dei Cieli;
le potenze degli inferi non prevarranno”,  cioè potranno ostacolare, influire, danneggiare sì, ma non potranno distruggere. E notate che l’ostacolo non fa che accelerare lo sviluppo!
A te darò le chiavi del Regno dei Cieli…”, dare le chiavi: il potere di aprire e chiudere, di introdurre o estromettere, cioè il potere di aprire e chiudere l’ingresso al Regno dei Cieli;
tutto ciò che legherai sulla terra…”, è frase rabbinica: legare e sciogliere, permettere e proibire;
sarà legato nei cieli…“, cioè Dio lo legherà “nei Cieli”, lo ratifica;
…sarà sciolto nei cieli.“, ora “Cieli” si identifica con Dio, “Dio lo scioglierà”, ratifica in Dio: cioè è la controfirma da parte di Dio. Questo potere in seguito sarà esteso anche ai discepoli (Mt 18, 18 – Gv 20, 21-22), cioè alla Chiesa.

il Vicario di Cristo… il Papa

Catechesi  di Papa Francesco

Udienza Generale mercoledì 15 novembre 2017

PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

CATECHESI E PERSONE CON DISABILITA’

Convegno 20/22 ottobre 2017

“Un’attenzione necessaria  nella vita quotidiana della Chiesa”

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO PROMOSSO DAL
PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

Sala Clementina
Sabato, 21 ottobre 2017

Cari fratelli e sorelle,

Mi rallegra incontrarvi, soprattutto perché in questi giorni avete affrontato un tema di grande importanza per la vita della Chiesa nella sua opera di evangelizzazione e formazione cristiana: La catechesi e le persone con disabilità. Ringrazio S.E. Mons. Fisichella per la sua introduzione, il Dicastero da lui presieduto per il suo servizio e tutti voi per il vostro lavoro in questo campo.

Conosciamo il grande sviluppo che nel corso degli ultimi decenni si è avuto nei confronti della disabilità. La crescita nella consapevolezza della dignità di ogni persona, soprattutto di quelle più deboli, ha portato ad assumere posizioni coraggiose per l’inclusione di quanti vivono con diverse forme di handicap, perché nessuno si senta straniero in casa propria. Eppure, a livello culturale permangono ancora espressioni che ledono la dignità di queste persone per il prevalere di una falsa concezione della vita. Una visione spesso narcisistica e utilitaristica porta, purtroppo, non pochi a considerare come marginali le persone con disabilità, senza cogliere in esse la multiforme ricchezza umana e spirituale. E’ ancora troppo forte nella mentalità comune un atteggiamento di rifiuto di questa condizione, come se essa impedisse di essere felici e di realizzare sé stessi. Lo prova la tendenza eugenetica a sopprimere i nascituri che presentano qualche forma di imperfezione. In realtà, tutti conosciamo tante persone che, con le loro fragilità, anche gravi, hanno trovato, pur con fatica, la strada di una vita buona e ricca di significato. Come d’altra parte conosciamo persone apparentemente perfette e disperate! D’altronde, è un pericoloso inganno pensare di essere invulnerabili. Come diceva una ragazza che ho incontrato nel mio recente viaggio in Colombia, la vulnerabilità appartiene all’essenza dell’uomo.

La risposta è l’amore: non quello falso, sdolcinato e pietistico, ma quello vero, concreto e rispettoso. Nella misura in cui si è accolti e amati, inclusi nella comunità e accompagnati a guardare al futuro con fiducia, si sviluppa il vero percorso della vita e si fa esperienza della felicità duratura. Questo – lo sappiamo – vale per tutti, ma le persone più fragili ne sono come la prova. La fede è una grande compagna di vita quando ci consente di toccare con mano la presenza di un Padre che non lascia mai sole le sue creature, in nessuna condizione della loro vita. La Chiesa non può essere “afona” o “stonata” nella difesa e promozione delle persone con disabilità. La sua vicinanza alle famiglie le aiuta a superare la solitudine in cui spesso rischiano di chiudersi per mancanza di attenzione e di sostegno. Questo vale ancora di più per la responsabilità che possiede nella generazione e nella formazione alla vita cristiana. Non possono mancare nella comunità le parole e soprattutto i gesti per incontrare e accogliere le persone con disabilità. Specialmente la Liturgia domenicale dovrà saperle includere, perché l’incontro con il Signore Risorto e con la stessa comunità possa essere sorgente di speranza e di coraggio nel cammino non facile della vita.

La catechesi, in modo particolare, è chiamata a scoprire e sperimentare forme coerenti perché ogni persona, con i suoi doni, i suoi limiti e le sue disabilità, anche gravi, possa incontrare nel suo cammino Gesù e abbandonarsi a Lui con fede. Nessun limite fisico e psichico potrà mai essere un impedimento a questo incontro, perché il volto di Cristo risplende nell’intimo di ogni persona. Inoltre stiamo attenti, specialmente noi ministri della grazia di Cristo, a non cadere nell’errore neo-pelagiano di non riconoscere l’esigenza della forza della grazia che viene dai Sacramenti dell’iniziazione cristiana. Impariamo a superare il disagio e la paura che a volte si possono provare nei confronti delle persone con disabilità. Impariamo a cercare e anche a “inventare” con intelligenza strumenti adeguati perché a nessuno manchi il sostegno della grazia. Formiamo – prima di tutto con l’esempio! – catechisti sempre più capaci di accompagnare queste persone perché crescano nella fede e diano il loro apporto genuino e originale alla vita della Chiesa. Da ultimo, mi auguro che sempre più nella comunità le persone con disabilità possano essere loro stesse catechisti, anche con la loro testimonianza, per trasmettere la fede in modo più efficace.

Vi ringrazio per il vostro lavoro di questi giorni e per il vostro servizio nella Chiesa. La Madonna vi accompagni. Vi benedico di cuore. E vi chiedo, per favore, di non dimenticarvi di pregare per me.

Grazie!

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